Arte e riflessioni

pensodermaL’arte è la più interessante tra le prerogative dell’essere umano. Qualcosa che caratterizza la nostra realtà più profonda, forse la più evidente tra le qualità che ci distinguono tra gli esseri viventi. Sarebbe inquietante vedere una zebra tra le righe di un pentagramma, mentre scrive la sinfonia che il più celebre dei compositori non avrebbe mai scritto.

Qual è la differenza tra creare un quadro, una scultura, un’opera sinfonica per balletto o gli scritti di un poeta? L’arte è una sola, non esiste distinzione. Si sceglie ciò che meglio ci diverte per farla! Questo per dire che se c’è un modo per conoscere la realtà umana, è quello di leggerla attraverso le opere d’arte di cui la storia dell’umanità ha infuso la nostra cultura. Risponde all’esigenza di attingere alla creatività per dare forma a nuove realtà, attraverso cui il nostro mondo interno entra in risonanza con la vita degli altri, per restituire quell’essenza che più ci caratterizza. Accetta la psiche, quell’elemento impalpabile che si fonde alla nostra biologia, che racchiude in se la vitalità degli affetti e l’inarrestabile flusso dei sogni, capace di nutrire quel mondo senza ragione che è dei bambini.

Ognuno di noi ha conosciuto quel luogo di assoluta libertà che frequentavamo spesso da bambini con la nostra fantasia. Consapevoli, bene sapendo quando entrare e uscire da esso, con quel gioco tra realtà e finzione, formulando storie senza regole, spalmando colori senza argini e dando forma alla materia inerte per sperimentare i confini tra noi e l’immaginazione. Poi diventiamo grandi e da adulti si dimentica, si trascura quella capacità di lasciarsi andare ad una sperimentazione non controllata e apparentemente inutile come l’arte. Da bambini lo si faceva per giocare, da adulti si fa per sopravvivere. Potrei dire che per alcuni fare arte è, un po’ come per i partigiani la resistenza, una vera e propria forma di ribellione per la salvaguardia di una certa libertà interna. Per altri è una salvazione quasi mistica, che rischia di allontanare da un sano rapporto con la realtà, quasi una forma di isolamento dal mondo reale.

Tutto sembra sorreggersi in bilico su quel confine oscillante. Potrebbe essere, invece, un’occasione che ci porta a invertire l’ordine della sequenza? Prima la realtà ci stimola e poi la nostra creatività ci porta a interagire con essa, anche con l’intenzione di modificarla, senza evaderla usando la nostra fantasia come via di fuga. Allora dobbiamo chiederci quale sia il giusto modo di vivere le nostre capacità creative e promuovere un’indagine proprio a partire dagli artisti , questi esseri vagheggianti una presunta abilità sinaptica, che vivono e sognano da svegli quello che la maggior parte dell’umanità vede di notte. Presuntuosi narcisisti che si autocelebrano nell’esaltazione di una presunta originalità che li pone tra sogno e realtà. Ancor peggio, sostenuti da onnipotenza cronica, tentano ostinatamente di travalicare le leggi della vita concreta, che regolarmente gli si para davanti con tutta la sua crudezza. Ma loro non si arrendono e continuano facendo errori su errori, per non fare le cose come sempre vanno fatte, per sperimentare, anche a caro prezzo, una via diversa da quella già nota. Forse per questo si dice “genio incompreso”? Chi lo capisce uno che fa cose che non servono, che va in cerca di errori per scovare soluzioni antieconomiche, inseguendo una bellezza insostenibile, per rimanere tormentato dalle passioni e vivere spesso un’incolmabile insoddisfazione interna.

Chi glielo fa fare? Non sarebbe meglio darsi una calmata e vivere come fanno tutti e forse stare meglio, omologandosi a fare cose normali?! Ma morirebbe poco dopo o si lascerebbe travolgere dalla rassegnazione e dal suicidio. Capita, quando la solitudine non ti lascia più e ti considerano come un marziano, che starebbe bene sdraiato sul marciapiede a fare il barbone. Giusta condanna per te che li hai umiliati presupponendo di essere superiore, perché sei creativo e capace di fare cose che loro non saprebbero immaginare. Penso a queste stesse persone, che poi entrano in un museo estasiati dalle meraviglie delle opere di Van Gogh o chi per lui, “barbone” pure, che non ha mai potuto sapere quanto un suo quadro possa costare ma ha restituito all’umano ciò che spesso viene attribuito al divino.

Annunci