Cellule Cigliate

Sempre biologicamente il nostro corpo ci insegna il rapporto con il mondo e come essere presenti in modo equilibrato. In piedi, immersi nell’acqua in velocità e a testa in giù, noi sappiamo sempre dove siamo e come esserci al meglio della nostra presenza. Tutto ciò è affidato a delle cellule dette ciliate, che collocate vicino l’orecchio comunicano al nostro cervelletto che ne elabora le informazioni per collocarci in equilibrio nello spazio attraversato dal nostro corpo. Ma proviamo ad osservare meglio, ad ascoltare il nostro corpo che è di per sé composto anche del nostro psichico.

Queste cellule ciliate sono dei veri sensori di posizione. Le loro ciglia sono immerse in un fluido e ad ogni movimento fluttuano, come le alghe nel mare rilevano il movimento delle onde e della corrente . Sono leggere, sensibili, si abbandonano alla corrente , non oppongono resistenza. Nel loro movimento sanno ascoltare il fluido in cui sono immerse. E’ forse questo l’equilibrio? Saper ascoltare il fluido in cui siamo immersi costantemente. Magari convinti di gestire solo il nostro, mentre ci ritroviamo a scambiarlo e confonderlo con quello degli altri. Tutti credono di fare la stessa cosa convinti di escludere la condizione di essere parte dello stesso fluido che si muove tra noi. Il vero guaio è che in verità non tutti sanno di avere un fluido, non tutti lo hanno ancora e chi ne ha, forse non gli dà credito e così via ognuno nella sua modalità. Più semplicemente, se io mi immergo nel mare sono parte del fluido e se muovo me stesso l’acqua si muoverà e muoverà anche le alghe sul fondo e chi fa parte del fluido sentirà il mio movimento. Così sono nel fluido e sono io stesso elemento del fluido che mi sostiene in equilibrio. Forse perché sono costretto a sentire le oscillazioni esterne a me nello stesso momento in cui mi muovo autonomamente provocando oscillazioni più o meno in armonia con il fluido. Dovremmo avere delle cellule del “sentire” come oscillazione del movimento psichico, come qualcosa che ci dà la posizione degli effetti prodotti dalle nostre stesse oscillazioni emotive. Un po’ come fanno i chitarristi quando usano un accordatore elettronico per centrare l’accordatura velocemente e senza margine d’errore . Anche questo è un tipo di sensore naturale che probabilmente abbiamo efficientissimo a cui non diamo minimamente ascolto. Come dire, prima di uscire di casa ed immergermi nel fluido di contatto con gli altri simili, mi controllo l’accordatura. Dovesse capitare di entrare in risonanza è sempre meglio farlo con un bel suono che sappia stare in buona armonia, così come creare equilibrate dissonanze dal sapore dialettico fa scoprire nuove fragranze del carattere. Il fluido è vitale come il suono che tutti emaniamo di noi stessi, ne nasce una musica in continuo divenire che coinvolge all’unisono la vita di tutti.

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