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Mostra al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea a Roma

STEFA | Forme del sentire

5 – 22 febbraio 2020

Inaugurazione: 5 febbraio 2020, dalle ore 18.00 alle 20.00

Il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza è lieto di presentare “Forme del sentire”, mostra personale di lavori recenti dello scultore romano Stefa, che aprirà il 5 febbraio alle ore 18. In occasione dell’inaugurazione, alle ore 19, si terrà una performance realizzata in collaborazione con la danzatrice Michaela Galdi.

Il titolo, “Forme del sentire”, suggerisce l’importanza che attualmente riveste nella poetica dell’artista la riflessione su quell’invisibile risonanza emotiva, caratteristica degli esseri umani, che si innesca nella relazione empatica. Le opere di Stefa per sollecitare questo tipo di reazione negli spettatori si fondano dunque sulla combinazione dell’aspetto visivo, tattile e acustico. L’esplorazione di questo intreccio sensoriale è evidente nell’opera collettiva “Piano di curve sonore”, realizzata in collaborazione con il musicista Edoardo Maria Bellucci e il filosofo Federico Capitoni, presentata al MACRO di Roma nell’aprile del 2019 e qui riproposta. Questa scultura, realizzata in legno, ferro, acciaio armonico, ghisa e bronzo, si attiva grazie all’intervento dello spettatore, producendo suoni. L’opera non nasce con l’intento di creare un nuovo strumento musicale, ma si offre come un esempio concreto del sincretismo tra diverse forme d’arte, in grado di coinvolgere lo spettatore, sollecitandone la partecipazione empatica.

L’esplorazione di questa poetica continua nella serie di sculture “Membrane”. Il termine fa riferimento alla biologia umana, e con le sue superfici vibranti di marmo evoca la membrana per eccellenza: la pelle. Si tratta di piccole e sottili porzioni di marmo, ad alcune delle quali vengono applicati microfoni a contatto, amplificati da un sistema elettroacustico capace di rendere udibili le microvibrazioni prodotte dal tocco dei visitatori. Per effetto della forma e della densità di materia propria dei diversi marmi, le “Membrane” potranno emettere un suono nella coincidenza dell’avvenuto contatto con la superficie scolpita.

L’interesse di Stefa per il mondo scientifico si riscontra anche in “Cellule cigliate”, lavoro che deve il nome al gioco di parole tra le ciglia degli occhi e le cellule ciliate, i recettori sensoriali del corpo umano responsabili del nostro equilibrio nello spazio. L’opera evidenzia tale funzione e permette allo spettatore una percezione alternativa degli altri, attraverso elementi fluttuanti immersi in un unico fluido vitale che ci comprende insieme inevitabilmente.

“Sculture volumetriche” propone un medesimo sperimentalismo percettivo. Qui le opere si sottraggono alla vista, coperte da stoffe che impediscono la fruizione tradizionale delle forme scolpite. Le stoffe coprenti hanno forma conica, come i recettori retinici presenti nel nostro occhio, in riferimento a una visione che in questo caso è ostacolata. Con questo stratagemma l’artista invita lo spettatore a fare esperienza soltanto attraverso il senso del tatto, lasciando che sia questo a “dare forma” alla materia celata al di sotto dei drappi.

“Forme del sentire” si potrebbe definire una mostra tattile e sonora che ripropone quella interattività capace di eludere il visibile per esplorare la materia scolpita e il suo aspetto sonoro.

La mostra è realizzata in collaborazione con SpazioArte SU Gallery e dell’Università dei Marmorari.

Cellule Cigliate

Sempre biologicamente il nostro corpo ci insegna il rapporto con il mondo e come essere presenti in modo equilibrato. In piedi, immersi nell’acqua in velocità e a testa in giù, noi sappiamo sempre dove siamo e come esserci al meglio della nostra presenza. Tutto ciò è affidato a delle cellule dette ciliate, che collocate vicino l’orecchio comunicano al nostro cervelletto che ne elabora le informazioni per collocarci in equilibrio nello spazio attraversato dal nostro corpo. Ma proviamo ad osservare meglio, ad ascoltare il nostro corpo che è di per sé composto anche del nostro psichico.

Queste cellule ciliate sono dei veri sensori di posizione. Le loro ciglia sono immerse in un fluido e ad ogni movimento fluttuano, come le alghe nel mare rilevano il movimento delle onde e della corrente . Sono leggere, sensibili, si abbandonano alla corrente , non oppongono resistenza. Nel loro movimento sanno ascoltare il fluido in cui sono immerse. E’ forse questo l’equilibrio? Saper ascoltare il fluido in cui siamo immersi costantemente. Magari convinti di gestire solo il nostro, mentre ci ritroviamo a scambiarlo e confonderlo con quello degli altri. Tutti credono di fare la stessa cosa convinti di escludere la condizione di essere parte dello stesso fluido che si muove tra noi. Il vero guaio è che in verità non tutti sanno di avere un fluido, non tutti lo hanno ancora e chi ne ha, forse non gli dà credito e così via ognuno nella sua modalità. Più semplicemente, se io mi immergo nel mare sono parte del fluido e se muovo me stesso l’acqua si muoverà e muoverà anche le alghe sul fondo e chi fa parte del fluido sentirà il mio movimento. Così sono nel fluido e sono io stesso elemento del fluido che mi sostiene in equilibrio. Forse perché sono costretto a sentire le oscillazioni esterne a me nello stesso momento in cui mi muovo autonomamente provocando oscillazioni più o meno in armonia con il fluido. Dovremmo avere delle cellule del “sentire” come oscillazione del movimento psichico, come qualcosa che ci dà la posizione degli effetti prodotti dalle nostre stesse oscillazioni emotive. Un po’ come fanno i chitarristi quando usano un accordatore elettronico per centrare l’accordatura velocemente e senza margine d’errore . Anche questo è un tipo di sensore naturale che probabilmente abbiamo efficientissimo a cui non diamo minimamente ascolto. Come dire, prima di uscire di casa ed immergermi nel fluido di contatto con gli altri simili, mi controllo l’accordatura. Dovesse capitare di entrare in risonanza è sempre meglio farlo con un bel suono che sappia stare in buona armonia, così come creare equilibrate dissonanze dal sapore dialettico fa scoprire nuove fragranze del carattere. Il fluido è vitale come il suono che tutti emaniamo di noi stessi, ne nasce una musica in continuo divenire che coinvolge all’unisono la vita di tutti.

Piano di curve sonore al MACRO

Dal 23 al 28 aprile 2019 il MACRO ospiterà il progetto Piano di curve sonore, un’opera collettiva
di Stefa, Federico Capitoni e Edoardo Maria Bellucci.
L’innovativa scultura sonora prevede un’interazione diretta con il visitatore, che potrà suonare in
prima persona la tastiera collegata alla struttura la quale risponderà risuonando.

L’opera verrà presentata il giorno 23 aprile alle ore 19.00 presso l’Area Incontri con la partecipazione della danzatrice Sofia Massimiani.
Il 27 aprile alle ore 18.00, presso la Sala Cinema, gli artisti si confronteranno con Giacomo Marramao in un talk dal titolo L’empatia nell’arte. Alle ore 20.00 sarà riproposta la performance coreografica.
Piano di curve sonore è un’opera sincretica, che intesse relazioni tra arte visiva e arte musicale. Dispositivo plastico del comportamento emotivo, è una rappresentazione artistica della facoltà empatica dell’essere umano. Nel risuonare, la scultura sente
(ascolta) e restituisce il sentimento di chi la tocca. Questi a sua volta aggiusterà il suo modo di interloquire con essa come in un dialogo, regolando toni, pressione, movimento e volumi sulla base della risposta.
Si tratta di nuovo inesplorato modo di produrre il suono. L’esecutore – un qualsiasi visitatore pronto a mettere le mani sulla tastiera – ha davanti un mezzo che credeva di
conoscere e si trova invece a imparare, scoprire, un nuovo processo, un diverso modo di rapportarsi al suono, e ad adeguare la risposta acustica all’opera scultorea cui risponde. È uno strumento ignoto che genera sonorità inaudite. Una scultura che incorpora il suono
emesso dalla tastiera e poi lo rende elettronicamente, e – ancora – lo restituisce come risonanze grazie ai peculiari materiali – e alla loro disposizione – che la compongono.
Piano di curve sonore prende e dà: attraverso i microfoni riceve gli impulsi direttamente riconducibili al gesto dell’esecutore/esploratore; con degli attuatori (che vibrano, in perfetta concordanza semantico-comportamentale all’azione tipica e propria del suono) lo rienuncia a “suo” modo. La scultura cioè è la protesi vocale di ogni singolo pioniere che vi si pone al cospetto: la caducità di ogni espressione digitale viene ”assolutizzata”, cristallizzata, in una forma ecoica capace di configurare gli stati emotivi di chi suona. Da un piano, da una forma bidimensionale, le curve fuoriescono in maniera satellitare avvolgendo la superficie tutta intorno. La tastiera inizialmente muta, come membrana ferma pronta a essere eccitata, allorché suonata manda impulsi invisibili – suoni puri – che diventano materici (musicali e scultorei). Come le emozioni, vibrazioni che solo quando
sentite internamente prendono una forma percepibile coi sensi.

Stefa. Inizia la sua esperienza artistica nel 1997 e nel 2000 studia scultura presso l’atelier della scultrice
Alessandra Porfidia. Nel 2003 vince il primo premio al concorso indetto dalle due Accademie di Belle Arti di
Roma ed una borsa di studio con iscrizione immediata all’Accademia al corso di scultura che conclude nel
2009. Nel 2004 espone una sua opera all’International Art Fair di Toronto. In questi anni continua a svolgere
la sua attività artistica lavorando la pietra e il marmo. Nel 2007 l’incontro con l’artista Fabio Mauri di cui
diventa assistente. Nel giugno del 2009 espone a Roma presso la Galleria Interno ventidue Arte
Contemporanea a Palazzo Taverna partecipando alla collettiva Sursum Corda insieme con Alessio Deli,
Piero Pizzi Cannella, Paola Gandolfi, Felice Levini, H.H. Lim, Oliviero Rainaldi, Maurizio Savini. Nel 2010
fonda una scuola d’arte “La piccola scuola delle arti” dove vengono svolte varie discipline e lui stesso
insegna scultura. Nel 2011 elabora il progetto “Suono Linea Forma senza materia”, istallazione che raccoglie
in sé la musica, la poesia, videoproiezioni, la danza e ovviamente la scultura. Elemento di forte maturazione
artistica è stata senza dubbio l’esperienza di collaborazione avuta con l’artista Fabio Mauri che lo vede
coinvolto nella realizzazione delle sue opere, ed ha reso possibile una trasformazione della sua concezione
dell’arte. Oggi il fondamento della sua poetica si apre ad una ricerca del non materiale umano. Ciò che è lo
psichico, il non visibile dell’uomo, usando una lente di ingrandimento posta sulla specifica biologia del corpo
umano. Forme organiche che esplorano il contenuto del pensiero umano.

Federico Capitoni. Giornalista, critico musicale, saggista e filosofo pratico, si è laureato prima in “Scienze
della Comunicazione” e poi in “Filosofia” alla Sapienza di Roma. Ha studiato armonia, composizione,
pianoforte e chitarra. Dal 2006 scrive come critico e giornalista musicale su la Repubblica, collaborando
inoltre con gli inserti culturali del Sole 24 Ore, del Manifesto, di Avvenire e del Fatto Quotidiano. Scrive per le maggiori testate musicali italiane quali Classic Voice, Amadeus, Il Giornale della Musica, Classic Rock. Ha
co-fondato e diretto il bimestrale Rondò (rivista di musica classica e jazz) ed è stato caporedattore di Musikbox, bimestrale di rock progressivo e di collezionismo discografico. Ha pubblicato saggi musicologici e di filosofia della musica in riviste e volumi. Autore e conduttore radiofonico, ha esordito nel 2006 a Radio
Città Futura per approdare poi a Radio Rai, ove si è occupato del restauro digitale di raro materiale
d’archivio, del montaggio dei documenti sonori e la loro pubblicazione in Cd. Per la rete Rai Radio Tre
collabora a diversi programmi, tra cui Radio3Suite, Pantagruel, Qui Comincia, dei quali è regista, redattore e
consulente musicale. È uno degli autori e dei conduttori di Wikimusic e consulente per la piattaforma web
di RaiCultura. Per la Radio Vaticana ha ideato e condotto un ciclo di trasmissioni sul rapporto tra musica e
filosofia. Per diversi anni è stato assistente alla Sapienza presso le cattedre di “Analisi dei linguaggi musicali”
e “Sociologia della musica”; insegna “Storia ed estetica della musica” in conservatorio ed è regolarmente
convocato come docente nei master e nei corsi di specializzazione su critica e giornalismo musicali. In
qualità di divulgatore, tiene spesso conferenze musicali e conduce guide all’ascolto pubbliche. È autore, con
il compositore Domenico Turi, dell’opera-panettone in un atto Non è un paese per Veggy, in scena nel 2017
al teatro Palladium di Roma per il Festival di Nuova Consonanza. Ha collaborato alla stesura del Grande
Dizionario della Canzone Italiana (Rizzoli) e ha pubblicato libri di sociologia della musica (Copio dunque
sono. Il secolo del disco è finito, con altri autori); di critica musicale (Guida ai musicisti che rompono. Da
Beethoven a Lady Gaga); di filosofia della musica (La verità che si sente. La musica come strumento di
conoscenza); di comunicazione della musica (La critica musicale); di musicologia (In C – Opera aperta.
Guida al capolavoro di Terry Riley); di storia della musica (Canone Boreale. 100 opere del Novecento
musicale). È autore dell’aggiornamento 2019 della voce Musica Classica e Jazz dell’Enciclopedia UTET.
Socio di Phronesis (Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica) e del Crif (Centro di Ricerca
sull’Indagine Filosofica), è attivo come filosofo pratico, prevalentemente come facilitatore di attività collettive
di circolazione del pensiero.

Edoardo Maria Bellucci. Compositore, fonico, tecnico del suono, produttore. Nasce a Roma nel 1995, si avvicina alla musica con lo studio del pianoforte all’età di 13 anni per poi convogliare la sua passione nella computer music all’età di 16. E’ attualmente iscritto al biennio del corso di Musica Elettronica presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma con il docente M° Michelangelo Lupone. Negli a.a. 2016/17 e 2017/18 è vincitore della borsa di collaborazione per il dipartimento di musica elettronica presso la medesima struttura. Dal 2016 fa parte dello staff tecnico del festival di musica elettroacustica “EMUFest” e dal 2017 è membro dello staff del C.R.M. (Centro di Ricerche Musicali) di Roma per la manifestazione internazionale di
arte, scienza e cultura contemporanea “ArteScienza” , dove ha debuttato come regista del suono il 17 luglio
dello stesso anno nella performance “Link”, con musica di Virginia Guidi e coreografie di Mariagiovanna
Esposito, e come compositore il 2 luglio del 2018, presentando il brano “Ode Alla Nostra Dimenticanza” nella performance “Life Sensing”. Ha lavorato come fonico e regista del suono in varie strutture e teatri di Roma tra cui: il Gasometro di Roma, il Teatro Torlonia, il Teatro Tor Bella Monaca. Ha lavorato come produttore
per il M° Claudio Di Segni per la realizzazione di un Disco Musicale presso il Tempio Maggiore di Roma. Dal 2015 ha base fissa presso lo studio di registrazione “Monkey Studio”.

INFO
Piano di curve sonore
opera collettiva di
Stefa
Federico Capitoni
Edoardo Maria Bellucci

23-28 aprile 2019
Performance 23 aprile 2019 ore 19.00 Area Incontri
con la partecipazione della danzatrice Sofia Massimiani
Performance 27 aprile 2019 ore 20.00 Area Incontri
con la partecipazione della danzatrice Sofia Massimiani
27 aprile 2019 ore 18.00 Sala Cinema
Incontro L’empatia nell’arte – Un dialogo sul concetto di empatia e sulla sua funzione nel
linguaggio dell’arte – Con la partecipazione di Stefa, Federico Capitoni, Edoardo Maria Bellucci,
Giacomo Marramao
MACRO
Via Nizza 138 Roma
http://www.museomacro.it
Stefa
stefa.sculture@gmail.com
https://mysweethard.com

Arte e riflessioni

pensodermaL’arte è la più interessante tra le prerogative dell’essere umano. Qualcosa che caratterizza la nostra realtà più profonda, forse la più evidente tra le qualità che ci distinguono tra gli esseri viventi. Sarebbe inquietante vedere una zebra tra le righe di un pentagramma, mentre scrive la sinfonia che il più celebre dei compositori non avrebbe mai scritto.
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